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Riduzione dei tempi di recupero delle fratture

a cura di Dott. Ing. Serena Pani - Ingegnere Biomedico - Dott. Guido Gadducci - Medico Chirurgo specialista in Anestesia e Rianimazione.

Una frattura si verifica quando si ha la perdita di continuità, e quindi la rottura, di un osso. In queste circostanze l'organismo attiva dei processi rigenerativi che portano, prima alla formazione del callo osseo e, successivamente, alla formazione dell'osso definitivo.

In realtà, non è propriamente corretto pensare alle ossa come strutture "definitive". Esse infatti, al pari di tutti gli altri tessuti, sono delle strutture estremamente dinamiche. L'osso  modifica continuamente la sua forma, grazie ad un processo di formazione e assorbimento continuo chiamato rimodellamento osseo.
Nell'età dell'accrescimento l'osso formato (ad opera degli osteoblasti) è maggiore di quello riassorbito (ad opera degli osteoclasti) e si parla in questo caso di modellamento osseo. Superati i 30 anni invece, la struttura ossea è ormai ben configurata e i due processi, assorbimento e nuova formazione, sono equiparabili, si parla in questo caso di omeostasi ossea. Infine, con l'avanzare dell'età, il processo di rimodellamento si modifica ancora, la struttura tende a deteriorarsi e il riassorbimento prevale sulla nuova formazione, l'osso riduce progressivamente la sua densità e con essa la sua capacità di resistere alle sollecitazioni, pertanto si rompe con maggiore facilità.

Le ossa sono inoltre capaci di adattare ed organizzare la propria struttura in base alle necessità meccaniche ed in base alla direzione dei carichi che subiscono. Il sistema risponde infatti al carico accelerando o rallentando il processo di turnover (ossia quel fenomeno secondo cui l'osso si forma e si degrada continuamente). Per esempio, dopo una lunga degenza a letto, si può osservare una riduzione della densità ossea dovuta proprio al fatto che l'osso si è riassorbito perché poco sollecitato. Al contrario invece, negli sportivi, si osserva una notevole densità ed una notevole resistenza delle strutture, che sono più rigide, si rompono difficilmente e, soprattutto, si osserva un inspessimento nelle zone dove il carico agisce maggiormente, nel pattinatore, per esempio, è tipica l'incurvatura e l'ispessimento delle caviglie.

Fatte queste premesse è facile capire che le ossa possono provvedere autonomamente a riparare le fratture, ma in alcune patologie questi processi non riescono ad attivarsi o tardano ad entrare in opera, allungando notevolmente i tempi di recupero. Nelle persone anziane, per esempio, può succedere che l'osso, scarsamente idratato e poco resistente, si rompa anche a seguito di piccoli traumi e che non si attivino i naturali processi di guarigione. In questo caso è possibile operare andando a sollecitare l'attività cellulare ed il suo metabolismo.

Per quanto riguarda invece gli atleti, è importante ridurre al minimo il tempo di guarigione della frattura, in modo da poter riprendere quanto prima l'allenamento.
In entrambe queste situazioni è possibile intervenire accelerando i processi di rigenerativi.

In questo contesto la terapia Enerpulse®, ha l'effetto, oltre di riattivare il metabolismo cellulare e, di conseguenza la produzione di ATP, di fornire alla cellula ossea la stimolazione meccanica necessaria affinchè il processo possa effettivamente riattivarsi.

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